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DISPOSITIVI ANTICADUTA PERMANENTI PER COPERTURE
Documenti (Reg. Toscana) |
Modulistica ed info commerciali |
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In Italia le cadute dall'alto
costituiscono il tipo di infortunio più frequente e con
esito quasi sempre drammatico (inabilità permanente o morte). Ogni responsabile di un immobile (amministratore condominiale, proprietario
ecc.) o il datore di lavoro, dirigenti e preposti possono essere coinvolti
in serie azioni penali e civili qualora emergano violazioni o deficienze nei
riguardi delle normative vigenti.
Le figure coinvolte nella
realizzazione, gestione e ed utilizzo del sistema anticaduta
sono:
SCOPO E CAMPO DI APPLICAZIONE
I
contenuti hanno lo scopo di fornire un indirizzo per
l’individuazione e l’uso dei dispositivi di protezione individuale contro le
cadute dall’alto denominati “sistemi di arresto caduta”, che generalmente
sono costituiti da un dispositivo di presa per il corpo e da un sistema di
collegamento raccordabile ad un punto di ancoraggio sicuro.
Si riporta, di seguito un elenco dei probabili lavori per i quali trovano
impiego i sistemi di arresto caduta:
• lavori su pali o
tralicci,
• lavori presso gronde e cornicioni;
• lavori su tetti;
• lavori su scale;
• lavori su opere in demolizione;
• lavori su piattaforme mobili in elevazione;
• lavori su piattaforme sospese;
• montaggio di elementi prefabbricati;
• lavori su impalcature;
• lavori su piloni.
Le leggi prevedono per i lavori
eseguiti ad una altezza superiore a 2 m la predisposizione di
idonee opere provvisorie quali ponteggi e parapetti. Deroghe a tali
disposizioni possono essere concesse nei casi in cui i soli lavori di breve
durata (ispezioni, semplici manutenzioni, rilievi ecc.) sono effettuati da
personale addestrato e dotati di idonei sistemi anticaduta.
Nel
settore delle costruzioni il fenomeno infortunistico riveste anche oggi
dimensioni ragguardevoli.
In questo settore la quota d’infortuni con esiti invalidanti più gravi sono da
attribuire principalmente a due modalità di accadimento:
- la caduta
dall’ alto;
- movimentazione meccanica dei
materiali con mezzi di sollevamento e trasporto.
Il lavoro presentato individua le misure necessarie per contenere il
fenomeno passando in rassegna le possibili soluzioni di tipo collettivo ed
individuale per contrastare le
cadute dall’alto.
La prevenzione di tale rischio
è una delle misure di tutela contenute nelle direttive europee e
nazionali. I sopraccitati strumenti normativi in materia di
prevenzione degli infortuni ed igiene del lavoro e in
materia di dispositivi di protezione collettiva ed
individuale, presentano attualmente una frammentazione tale da
creare qualche difficoltà nella loro applicazione.
In questa relazione si considerano i seguenti aspetti: valutazione
dei rischi di caduta all’alto, descrizione dei sistemi di arresto
caduta, selezione, uso, ispezione, manutenzione, deposito e trasporto degli
stessi. La tesi definisce quindi gli ambiti tecnico-scientifici entro i
quali il professionista identifica le scelte da attuare sia in fase di
progettazione che d’esecuzione per gestire al meglio il rischio di caduta
dall’ alto nel settore delle costruzioni.
Nei casi in
cui i lavori temporanei in quota non possano essere
eseguiti in condizioni di sicurezza e in condizioni
ergonomiche adeguate, devono essere scelte attrezzature di lavoro atte a
garantire e mantenere condizioni di lavoro sicure. La priorità nella scelta
delle misure di protezione va indirizzata verso le misure collettive e solo
successivamente verso quelle individuali. Per la individuazione di un
idoneo mezzo di protezione è indispensabile la determinazione
preliminare della natura e dell’entità dei rischi con particolare riguardo al
tempo di esposizione: (durata) e probabilità di accadimento. Nella scelta del
mezzo più adatto ci si deve attenere alle indicazioni normative in vigore che
vengono di seguito riportate.
Gli obblighi del datore di lavoro e dei lavoratori, sono
contenuti nel titolo I del D.lgs 626/94 che identifica le
misure generali di tutela (art.3) e nel titolo IV del Dlgs. 626/94,
SMI che riporta quanto segue:
1) Il datore di lavoro ai
fini della scelta dei dpi:
a) effettua l’analisi e la valutazione dei rischi che non possono essere
evitati con altri mezzi;
b) individua le caratteristiche dei dpi necessarie affinché questi siano
adeguati ai rischi, tenendo
conto delle eventuali ulteriori fonti di rischio rappresentate dall’uso
dagli stessi dpi;
c) valuta, sulla base delle informazioni a corredo dei dpi fornite dal
fabbricante e delle norme
d’uso, le caratteristiche dei dpi disponibili sul mercato e le raffronta
con quelle necessarie;
2) Il datore di lavoro, anche sulla base delle
istruzioni fornite dal fabbricante, individua le condizioni
in cui un dpi deve essere usato, specie per quanto riguarda la durata dell’uso,
in funzione di:
a) entità del rischio;
b) frequenza dell’esposizione al rischio;
c) caratteristiche del posto di lavoro di ciascun lavoratore
d) prestazione del dpi
3) Il datore di lavoro fornisce ai lavoratori i dpi conformi ai
seguenti requisiti:
a) I dpi devono essere conformi alle norme richiamate
nel decreto legislativo 4 dicembre 1992, n. 475;
b) I dpi di cui al punto a) devono inoltre:
• essere adeguati ai rischi da prevenire, senza comportare di per sé un rischio
maggiore;
• essere adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro;
• tenere conto delle esigenze ergonomiche e di salute del lavoratore;
• poter essere adattati all’utilizzatore secondo le proprie necessità;
c) In caso di rischi multipli che richiedono l’uso simultaneo di più dpi,
questi devono essere tra loro compatibili e tali da mantenere, anche nell’uso
simultaneo, la propria efficacia nei
confronti del rischio e dei rischi corrispondenti.
4) Il
datore di lavoro:
a) mantiene in efficienza i dpi e ne assicura le condizioni d’igene;
b) provvede a che i dpi siano utilizzati soltanto per gli usi previsti;
c) fornisce istruzioni comprensibili per i lavoratori;
d) destina ogni dpi ad un uso personale e, qualora le circostanze richiedano
l’uso di uno stesso
dpi da parte di più persone, prende misure adeguate affinché tale uso non
ponga alcun
problema sanitario e igienico ai vari utilizzatori;
e) informa preliminarmente il lavoratore dei rischi dai quali il dpi lo
protegge;
f) rende disponibile nell’azienda ovvero unità produttiva informazioni adeguate
su ogni dpi;
g) assicura una formazione adeguata e organizza, se necessario, uno specifico
addestramento circa l’uso corretto e l’utilizzo pratico dei dpi.
5) In ogni caso l’addestramento è indispensabile:
a) per ogni DPI che, ai sensi del decreto legislativo 4 dicembre 1992, n. 475,
appartenga alla terza categoria;
b) omissis.
6) I lavoratori si sottopongono al programma di formazione e
addestramento
organizzato dal datore di lavoro nei casi ritenuti necessari.
7) I lavoratori utilizzano i dpi messi a loro disposizione
conformemente all’informazione e alla formazione ricevute e all’addestramento
eventualmente organizzato.
8) I lavoratori:
a) hanno cura dei dpi messi a loro disposizione;
b) non vi apportano modifiche di propria iniziativa.
9) Al temine dell’utilizzo i lavoratori seguono le procedure
aziendali in materia di riconsegna dei dpi.
10)
I lavoratori segnalano immediatamente al datore di lavoro o al dirigente o al
preposto qualsiasi difetto o inconveniente da essi rilevato nell’uso dei dpi
messi a loro disposizione.
Inoltre, il
succitato decreto legislativo chiarisce che:
• Si intende per dispositivo di protezione individuale (dpi)
qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore
allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne
la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni
complemento o accessorio destinato a tale scopo.
• Per quanto riguarda i dpi contro la caduta dall’alto, è da
considerare dpi non la sola parte dell’attrezzatura destinata ad essere
indossata dal lavoratore, ma l’intero sistema di arresto della caduta e di
trattenuta completo di collegamento ad un dispositivo di ancoraggio e del
dispositivo di ancoraggio stesso, fino al punto di ancoraggio sicuro.
• I dispositivi di protezione individuale contro le cadute
dall’alto sono classificati di 3° categoria come definita nel
Decreto Legislativo 4 dicembre 1992, n° 475 (protezione da
rischi di morte o di lesioni gravi e a carattere permanente). L’utilizzatore di
dpi contro le cadute dall’alto è soggetto ad
addestramento obbligatorio.
Distanza di arresto:
“Distanza verticale H, in metri, misurata sul punto mobile di supporto del
carico del sottosistema di collegamento dalla posizione iniziale (inizio della
caduta libera) alla posizione finale (equilibrio dopo l’arresto), escludendo gli
spostamenti dell’imbracatura sul corpo e del relativo elemento di fissaggio”.
Elemento: Parte di un componente o di un sottosistema. Corde,
cinghie, elementi di attacco, accessori e linee di ancoraggio sono esempi di
elementi.
Elemento di dissipazione di energia: “Elemento di un
sottosistema di collegamento che ha lo scopo di arrestare la caduta. Nel
dispositivo anticaduta, nel cordino o nella linea di ancoraggio può essere
incorporato un elemento di dissipazione di energia”.
Gancio: Connettore con sistema di chiusura automatico e sistema
di bloccaggio automatico o manuale.
Imbracatura per il corpo: “Supporto per il corpo che ha lo
scopo di arrestare la caduta, cioè un componente di un sistema di arresto
caduta. L’imbracatura per il corpo può comprendere cinghie, accessori fibbie o
altri elementi disposti e montati opportunamente per sostenere tutto il corpo di
una persona e tenerla durante la caduta e dopo l’arresto della caduta”.
Lavoro in quota: “Attività lavorativa che espone il lavoratore
al rischio di caduta da una quota posta ad una altezza superiore a 2 m rispetto
ad un piano stabile” (Dlgs 235/2003 art. 4).
Linea di ancoraggio flessibile: “Elemento di collegamento
specificato per un sottosistema con dispositivo di arresto caduta di tipo
guidato. Una linea di ancoraggio flessibile può essere una corda di fibra
sintetica o una fune metallica ed è fissata a un punto di ancoraggio posto più
in alto”.
Linea di ancoraggio rigida: “Elemento di collegamento
specificato per un sottosistema con dispositivo anticaduta di tipo guidato. Una
linea di ancoraggio rigida può essere una rotaia o una fune metallica ed è
fissata a una struttura in modo che i movimenti laterali della linea siano
limitati.
Moschettone: Tipo particolare di gancio.
Organo di trattenuta: Gli organi di trattenuta sono organi
flessibili costituiti da funi o da cinghie con adatti collegamenti terminali
(Es. anelli, moschettoni), che servono a fissare l’imbracatura di sicurezza a un
punto di attacco.
Punto di attacco/distacco: “Punto sulla linea di ancoraggio in
cui può essere attaccato o staccato il dispositivo anticaduta di tipo guidato”.
Sistema di arresto caduta: Dispositivo di protezione
individuale contro le cadute dall’alto che comprende un’imbracatura per il corpo
e un sottosistema di collegamento destinati ad arrestare le cadute.
Sistema di posizionamento sul lavoro:
un sistema di posizionamento sul lavoro è composto da componenti collegati tra
di loro che costituiscono un’attrezzatura completa pronta per essere usata per
il posizionamento sul lavoro. I sistemi di posizionamento sul lavoro sono
destinati a sostenere guardafili e altri addetti che devono operare in altezza
con sostegno su pali o altre strutture consentendo loro di poter lavorare con
entrambe le mani libere. Questi sistemi non sono destinati
all’arresto delle cadute.
Gli strumenti normativi che definiscono il tema in oggetto sono
contenuti nella normativa nazionale e nelle direttive europee.
Legislazione
D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547
- Norme per la prevenzione degli infortuni e l’igiene del lavoro
D.P.R. 7 gennaio 1956, n. 164 - Norme per la prevenzione degli
infortuni sul lavoro nelle costruzioni
D.P.R. 19 Marzo 1956, n. 303 - Norme generali per l’igiene sul
lavoro
D.Lgs. 19 settembre 1994, n. 626 e s.m.i. – Attuazione delle
direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE,
90/270/CEE, 90/394/CEE, 90/679/CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza
e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro.
D.Lgs. 14 agosto 1996, n. 494 e s.m.i. – Attuazione della direttiva
92/57/CEE
D.Lgs. 4 dicembre 1992, n. 475 - Attuazione della direttiva
89/686/CEE del Consiglio del 21 Dicembre 1989, in materia di ravvicinamento
delle legislazioni degli stati membri relative ai Dispositivi di protezione
individuale.
D.Lgs. 2 gennaio 1997, n. 10 - Attuazione delle direttive
93/68/CEE, 93/95/CEE e 95/58/CEE relative ai Dispositivi di protezione
Individuale.
D.M. 22 maggio 1992, n. 466 - Regolamento recante il riconoscimento
di efficacia di un sistema individuale per gli addetti al montaggio ed allo
smontaggio dei ponteggi metallici.
Norme europee
UNI EN 341 - Dispositivi di protezione individuale contro le cadute
dall'alto - Dispositivi di Discesa
UNI EN 353-1 - Dispositivi di protezione individuale contro le
cadute dall’alto – Dispositivi anticaduta di tipo guidato su una linea di
ancoraggio rigida
UNI EN 353-2 - Dispositivi di protezione individuale contro le
cadute dall’alto – Dispositivi anticaduta di tipo guidato su una linea di
ancoraggio flessibile
UNI EN 354 - Dispositivi di protezione individuale contro le
cadute dall’alto – Cordini
UNI EN 355 - Dispositivi di protezione individuale contro le cadute
dall’alto – Assorbitori di Energia
UNI EN 360
- Dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall’alto –
Dispositivi anticaduta di tipo retrattile
UNI EN 361 - Dispositivi di protezione individuale contro le
cadute dall’alto – Imbracature per il corpo
UNI EN 362
- Dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall’alto – Connettori
UNI EN 363 - Dispositivi di protezione individuale contro le
cadute dall'alto. Sistemi di arresto caduta
UNI EN 364 - Dispositivi di protezione individuale contro le
cadute dall’alto – Metodi di Prova
UNI EN 365 - Dispositivi di protezione individuale contro le cadute
dall’alto – Requisiti generali per le istruzioni per l’uso e la marcatura
UNI EN 795 - Protezione contro le cadute dall’alto – Dispositivi
di ancoraggio – Requisiti e Prove
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esempio di installazione
ganci sotto coppo
solaio in laterocemento e copertura in tegole portoghesi
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